La base leghista rumoreggia e per placarla arriva provvidenziale il raduno di Pontida.
I leader carismatici del partito dimenticheranno improvvisamente di ricevere lauti guadagni grazie alle poltrone occupate in quel di Roma e al party annuale si sentiranno liberi di eruttare come vulcani.
Inveiranno contro quel Silvio Berlusconi reo di aver aderito alla missione militare in Libia (non è pacifismo, è per la paura degli sbarchi dei migranti), di non aver ancora provveduto a trasferire i ministeri a Milano.
Esalteranno le gesta di Paola Goisis che ha firmato un emendamento al decreto sviluppo che, di fatto, nega le cattedre ai docenti meridionali al nord.
Chiederanno agevolazioni fiscali da destinare all’impresa del settentrione che traina quei pesi morti “terun”.
Finita la festa, sfileranno le camicie verdi e torneranno nella capitale a giurare eterna fedeltà a Silvio portandosi appresso le squallide battute contro i detestati meridionali.
Ma siamo proprio sicuri che stavolta basterà per tenere i piedi in due staffe contemporaneamente?
Gli italiani sono stufi del becero razzismo di questi signori che, pur rappresentando uno sputo rispetto all’intero paese vorrebbero imporre le loro follie a tutti.
Sono altrettanto distaccati da Berlusconi.
E, quanto alla Lega, in previsione delle incontrollabili pulsioni xenofobe, anche a livello istituzionale, a sbronza passata, ci sarà qualcuno disposto a partecipare a un magna magna riparatore e imboccare amorevolmente Umberto Bossi?
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